“One does not see with the eye, one sees with the mind”
Oliver Sacks
Il progetto “Afterimages” si propone di illustrare e interpretare il fenomeno delle “immagini secondarie”, illusioni ottiche che generano bagliori che persistono nella visione anche quando l’esposizione all’immagine originale è cessata. Una delle più comuni è il bagliore luminoso che appare davanti agli occhi in seguito all’esposizione prolungata ad una fonte di luce intensa. La percezione delle afterimages è estremamente soggettiva: il tempo di persistenza, il movimento, il loro apparire e poi svanire,
varia da individuo a individuo. Si tratta di un fenomeno comune, di cui chiunque può fare esperienza, ma che per una persona acromate assume un significato particolare. L’acromatopsia è infatti una rara malattia ereditaria caratterizzata dall’incapacità di percepire i colori, da un’elevata fotosensibilità e da scarsa acuità visiva. Ci siamo avvalsi delle testimonianze di Francesca, ragazza acromate da noi intervistata, per farci guidare nello sviluppo del progetto.
“Ogni volta che le mie palpebre si aprivano un po’,
vedevo solo la luce accecante, ma ogni volta che le richiudevo, potevo ‘vedere’ ciò che non mi era possibile
vedere con gli occhi aperti”.
Francesca
Il processo
Gli acromati, soffrendo di un’ elevata fotosensibilità, possono sfruttare a loro vantaggio il fenomeno delle afterimages: questo permette loro di “vedere ad occhi chiusi” ciò che non riescono a vedere ad occhi aperti. Le sagome di ciò che li circonda rimangono impresse nella retina dei loro occhi.
Mentre nelle persone normo vedenti il fenomeno si presenta se l’esposizione diretta alla fonte luminosa avviene per un tempo relativamente lungo (circa 20 secondi), per gli acromati la sovra-stimolazione dei fotorecettori è causata da livelli “normali” di illuminazione.
Il Wunderbook
La struttura del Wunderbook si sviluppa in tre parti: la prima consiste in una serie di pagine sfogliabili, nelle quali viene spiegato il fenomeno delle afterimages e il rispettivo legame con l’acromatopsia; nella successiva, attraverso tre concertine interscambiabili, si rappresenta graficamente lo sviluppo visivo
delle sagome, dal loro nascere al loro svanire. Infine la lightbox è finalizzata alla provocazione vera e propria del fenomeno, attraverso una tavola luminosa e degli stencils ad essa sovrapposti. Una precedente serie di domande rivolte al fruitore sottolinea la soggettività delle afterimages.
Le pagine fotografiche
Le concertine
Gli stencils
Le pagine fotografiche
Le concertine
Gli stencils
Le pagine fotografiche
Le concertine
Gli stencils
Il pensiero degli autori
È stato estremamente interessante mettersi nei panni di una persona acromate: abbiamo avuto la possibilità di vedere la realtà sotto un altro punto di vista e con una sensibilità diversa.
Lucrezia Annibali
Mi ha colpito la forza di Francesca nel confrontarsi quotidianamente con i suoi limiti: di fronte ad una sfida è istintivamente portata ad affrontarla senza pensarci troppo.
Caterina Biscardi
Ciò che mi ha colpito molto è la soggettività delle afterimages: questo fenomeno infatti varia da persona a persona e si può quindi dire che esiste negli occhi di chi guarda.
Federico Martinelli
Grazie a questo progetto ho compreso l’importanza del comunicare non solo con le parole ma anche attraverso le immagini, le illustrazioni e le fotografie…
Alessandro Neri
Il progetto mi ha spinto a porre maggiore cura nei dettagli, come accade con il fenomeno delle afterimages, del quale non ci si accorge finché non vi si presta attenzione.
Irene Pantani
Le afterimages sono mediazione tra luce e buio, tra colore e non colore, incontro tra percezione e visione, l’occasione di far incontrare il mondo degli acromati con il nostro.
Sofia Pigozzo
È affascinante come sia possibile “vedere ad occhi chiusi”: mi ha colpita come il nostro cervello cerchi di compensare dei deficit percettivi come quelli causati dall’acromatopsia.
Alessia Righi
È stato estremamente interessante mettersi nei panni di una persona acromate: abbiamo avuto la possibilità di vedere la realtà sotto un altro punto di vista e con una sensibilità diversa.
Lucrezia Annibali
Mi ha colpito la forza di Francesca nel confrontarsi quotidianamente con i suoi limiti: di fronte ad una sfida è istintivamente portata ad affrontarla senza pensarci troppo.
Caterina Biscardi
Ciò che mi ha colpito molto è la soggettività delle afterimages: questo fenomeno infatti varia da persona a persona e si può quindi dire che esiste negli occhi di chi guarda.
Federico Martinelli
Grazie a questo progetto ho compreso l’importanza del comunicare non solo con le parole ma anche attraverso le immagini, le illustrazioni e le fotografie…
Alessandro Neri
Il progetto mi ha spinto a porre maggiore cura nei dettagli, come accade con il fenomeno delle afterimages, del quale non ci si accorge finché non vi si presta attenzione.
Irene Pantani
Le afterimages sono mediazione tra luce e buio, tra colore e non colore, incontro tra percezione e visione, l’occasione di far incontrare il mondo degli acromati con il nostro.
Sofia Pigozzo
È affascinante come sia possibile “vedere ad occhi chiusi”: mi ha colpita come il nostro cervello cerchi di compensare dei deficit percettivi come quelli causati dall’acromatopsia.
Alessia Righi
È stato estremamente interessante mettersi nei panni di una persona acromate: abbiamo avuto la possibilità di vedere la realtà sotto un altro punto di vista e con una sensibilità diversa.
Lucrezia Annibali
Mi ha colpito la forza di Francesca nel confrontarsi quotidianamente con i suoi limiti: di fronte ad una sfida è istintivamente portata ad affrontarla senza pensarci troppo.
Caterina Biscardi
Ciò che mi ha colpito molto è la soggettività delle afterimages: questo fenomeno infatti varia da persona a persona e si può quindi dire che esiste negli occhi di chi guarda.
Federico Martinelli
Grazie a questo progetto ho compreso l’importanza del comunicare non solo con le parole ma anche attraverso le immagini, le illustrazioni e le fotografie…
Alessandro Neri
Il progetto mi ha spinto a porre maggiore cura nei dettagli, come accade con il fenomeno delle afterimages, del quale non ci si accorge finché non vi si presta attenzione.
Irene Pantani
Le afterimages sono mediazione tra luce e buio, tra colore e non colore, incontro tra percezione e visione, l’occasione di far incontrare il mondo degli acromati con il nostro.
Sofia Pigozzo
È affascinante come sia possibile “vedere ad occhi chiusi”: mi ha colpita come il nostro cervello cerchi di compensare dei deficit percettivi come quelli causati dall’acromatopsia.